della dott.ssa Mariuccia Sofia, medico chirurgo, Fitoterapeuta e Nutrizionista clinico  – 

A parte l’isolamento umano, i vaccini e in certi casi qualche farmaco antivirale, abbiamo strumenti per fronteggiare le sfide delle malattie trasmissibili come le influenze come tutte le altre patologie non trasmissibili che l’OMS ci ricorda hanno causato nel 2019 il 71% dei decessi su tutto il Pianeta?

Come ripeto da qualche tempo su questo blog, SI, abbiamo strumenti.

Ma la premessa è che li si voglia veramente usare. Prima di tutto a livello individuale.

Adesso la “palla” passa al singolo individuo. Dato che “Mamma Sanità” e “Papà Farmaco” non riescono da soli, come si è visto in questa emergenza Covid-19, adesso tocca a noi, non più tanto pazienti quanto agenti responsabili della nostra salute.

In un momento in cui abbiamo riscoperto l’interdipendenza e l’importanza del significato di RETE, la PNEI ci ricorda che anche il nostro organismo funziona secondo un sistema di reti, e come dico spesso ai pazienti parlando dei meccanismi di autoguarigione dell’organismo, non è che, mentre un organo è infiammato, il resto del corpo gira le spalle e pensa ai casi suoi.

Sappiamo che i sistemi dialogano tra loro, l’endocrinologia negli anni è diventata neuroendocrinologia e poi neuroendocrinoimmunologia, per comprendere, con le numerose ricerche PNEI, che le dimensioni psichica e biologica si influenzano reciprocamente. Proprio nei giorni scorsi un team di psichiatri dell’Università coreana di Chonnam e dell’Università cinese di Taiwan ha pubblicato su Brain Behavior and Immunity un lavoro dal titolo Using Psychoneuroimmunology against COVID-19, non una provocazione ma il riscontro osservato sul campo in questi mesi, dell’importanza di un approccio integrato che tiene conto di questo paradigma scientifico per ottenere l’efficacia ed equilibrata risposta immunitaria.

Dalla letteratura scientifica prodotta in questi mesi soprattutto in Cina, si evince il processo che questo virus mette in moto nell’organismo:  nei primi giorni viene tenuto a bada dai neutrofili (oltre il 50% della popolazione linfocitaria che normalmente aumentano in pazienti soggetti ad infezioni batteriche, necrosi o infiammazione di tessuti, stress, patologie metaboliche o per l’utilizzo di sostanze chimiche). Se questa prima difesa si rivela debole, la battaglia, che si compie sul campo del MALT, il sistema linfatico mucosale, passa dalle prime vie aeree ai tratti più profondi, bronchi e polmoni, e, frequentemente, anche all’intestino e al sistema nervoso centrale.

In un secondo momento, dunque, se la condizione si aggrava, si attivano i linfociti B e T. Ma si può avere una risposta debole con linfopenia (soprattutto bassi livelli di linfociti TCD4 e CD8), specie in un sistema immunitario depresso, che cerca di darsi aiuto con l’attivazione di circuiti linfocitari non efficaci, circuiti che addirittura possono alimentare l’infiammazione, la quale è contrassegnata non solo da un eccesso di IL-6, ma anche di IL-1 e IL-17.

Il circuito neutrofili-Th17, che dovrebbe funzionare da regolatore della risposta immunitaria, in presenza di sistema immunitario debole o sovraffaticato da precedenti infiammazioni, propende per la cosiddetta tempesta citochinica, che causa il danno polmonare, caratterizzata da una secondaria iperattivazione dei neutrofili, che produce delle reti di materiali extracellulari (Neutrophil Extracellular Traps), ricche di sostanze infiammatorie e ossidanti che danneggiano gli alveoli polmonari e quindi la funzione respiratoria. A ciò s’accompagna una carente attivazione del circuito Th1 (responsabile dell’attivazione antivirale fisiologica), segnalato dalla bassa produzione di Interferone-gamma. Questo squilibrio linfocitario è maggiore nei pazienti che sviluppano una forma grave di distress respiratorio (ARDS) e che hanno bisogno di terapia intensiva.

Ma, come più volte ricordato, occorrerebbe andare oltre l’agente causale più scontato, ovvero il Coronavirus-19. Questo non agisce da solo. Suoi complici sono: la condizione preesistente di infiammazione dell’organismo ospite (ricordiamo che anche lo Stress con alterati ritmi psicofisici produce la Metainfiammazione) e la condizione ambientale nella quale si sviluppa, con presenza di fattori di rischio come l’inquinamento atmosferico.

Spero che alla ripresa ci interrogheremo sugli sprechi, sulle scelte, sulle reali necessità, spero che una cultura che ha escluso dalle strutture pubbliche una visione integrata della Salute, avendo mostrato le sue fragilità, possa lasciare il posto ad un’azione che coinvolga attivamente la popolazione, partendo dal prezioso ruolo della Medicina di base.

L’assenza di un approccio, precoce e integrato alla cura, dei soggetti risultati positivi al COVID-19, è il frutto di una cultura scientifica e medica riduzionista, che lavorando sugli stati patologici acuti e sull’emergenza, dimentica di valorizzare le risorse intrinseche dell’organismo per evitare che si arrivi alla patologia e al rischio di vita.

L’Appello ad una Medicina integrata viene da più parti. Ma non può essere lasciato in mano solo ai Medici.

Per un cambio di paradigma culturale occorrerebbe intanto tenere presente che perdere la Salute andando avanti con gli anni non è una legge naturale. Gli organismi evolvono, non si degenerano, ma dipende molto dalle abitudini dello Stile di Vita personale e dalle condizioni socio-ambientali, dettate da scelte anche politiche, che oggi più che mai, possono rivelare la loro efficacia o pericolosità.

L’Alimentazione, l’Attività fisica, la qualità del Sonno, l’abolizione del consumo di sostanze dannose come fumo e alcol, la qualità delle Relazioni e la gestione dello Stress sono i pilastri da tutelare perchè il nostro Stile di Vita sia salutare.

A proposito della gestione dello Stress, inutile forse ribadire in questo periodo, che Ansia, Paura, Depressione, Solitudine abbassano anche la risposta antivirale e aumentano gli stati infiammatori.

Per questo, per rifarci al tema dell’equilibrio, indispensabile per la nostra Salute, in questo periodo, grande beneficio hanno offerto pratiche sulla cui evidenza è stata fatta molta ricerca.

Dallo Yoga in primis, alla Meditazione, alla Mindfulness, le Mind-Body Therapies, proposte sul WEB con grande generosità, in assenza di contatto umano, si stanno rivelando una risorsa preziosa e assai diffusa.

La COERENZA CARDIACA rientra tra queste.

E va allenata quotidianamente, riempiendo il Cuore di quei ricordi che rievocano sentimenti quali la Tenerezza, la Gentilezza, la Gratitudine. Accompagnata da un Respiro pendolare che diventa più profondo, evoca un’armonizzazione della variazione del ritmo del battito cardiaco. Quando il Cuore entra in quello stato che viene definito Coerenza, abbiamo la produzione di fattori di rilascio neurormonali che condizionano l’aumento della Tolleranza, della Creatività, dell’equilibrio, attraverso catecolamine, l’ormone dell’Ossitocina e la netta riduzione delle Interleuchine proinfiammatorie in circolo. Più di 10 anni fa, nel 2007, ricercatori dell’Università di Pittsburg, avevano dimostrato che l’attività vagale è inversamente correlata alla componente infiammatoria, osservando il ruolo della regolazione vagale nella reattività immunitaria e come questa  possa rappresentare un percorso che collega i fattori psicosociali al rischio di malattia infiammatoria.

Le ricerche dell’Istituto HeartMath hanno rafforzato negli anni questa Evidenza, ricordando che la Coerenza cardiaca mette in moto un meccanismo più complesso della sola attivazione vagale, capace di ridurre lo Stress. Riportando in equilibrio il sistema nervoso autonomo, la Coerenza permette di ristabilire la funzione regolatrice interna al nostro sistema immunitario.

Rimedi fitoterapici come la Tilia, ad azione sedativa e spasmolitica, o il Biancospino, pianta adattogena, ad azione ipotensiva ed inotropa, sono adatti a favorire questa condizione.

La Volontà di lasciare spazio alle nostre emozioni positive però dipende solo da noi. La Responsabilità di riprendere in mano le fila della nostra Vita, della nostra Salute, dipende sempre da noi.

La Medicina dello Stile di Vita ci ricorda quanto possiamo fare per prevenire o ridimensionare gli effetti di una patologia. Perciò vale la pena provare.

 

Riferimenti bibliografici:

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Zhou L, Ma X, Wang W. Inflammation and Coronary Heart Disease Risk in Patients with Depression in China Mainland: A Cross-Sectional Study.Neuropsychiatr Dis Treat. 2020;16:81–86. Published 2020 Jan 9. doi:10.2147/NDT.S2163895

 

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